Animula

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«Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore». 

Come leggere il Vittoriale è già scritto. E’ lo stesso d’Annunzio che ci rivela il pensiero creativo, l’intima spiritualità e al contempo la forza e il dinamismo del fare, quali chiavi della comprensione vera e profonda della “Santa Fabbrica”. La sua azione è, quindi, una “rivelazione spirituale”, è l’espressione di una energia multiforme che genera stilemi dai contorni storici specifici e spesso in apparente contraddizione: la ‘nuova’ architettura dell’ala di Schifamondo, i sentieri e le ombre ottocentesche delle Vallette, l’‘installazione’ dell’Arengo

Si creano e si attraversano perciò continue suggestioni e l’atto del carpire, di fissare immagini, ci richiede di esitare, ci obbliga a una sospensione del pensiero in attesa di veder affiorare tra le luci e le forme del Vittoriale la più riservata, ma intensa, sensibilità dell’uomo d’Annunzio, complice quel silenzio rivendicato dal poeta e ritrovato in questa ricerca, percorrendo in solitudine quei luoghi nel momento della loro più dolorosa chiusura. 

Così nasce Animula, un racconto per immagini, un taccuino di visioni scritto seguendo con discrezione il Poeta, raccolto nei suoi pensieri in un dialogo intimo e silenzioso con la propria anima: il Genius Loci del Vittoriale. 

La raffigurazione di uno spirito così forte e creativo non concede approssimazione: “Mio caro Gian Carlo […] so per esperienza che, quando si tralascia un particolare, il particolare è perduto”. Ogni dettaglio è quindi parte essenziale della genesi creativa del Poeta-Costruttore: preservare le sfumature e la nitidezza della nostra visione fotografica è dunque una rivelazione, non un virtuosismo. 

La ricerca dell’essenziale richiede che ci si allontani quanto più possibile dalla riproduzione documentaria della realtà, e ciò avviene soprattutto privandosi del cromatismo fotografico, con l’uso di un bianco e nero in grado di ampliare la capacità espressiva dell’immagine. Il colore mancante dà forza all’atto che la visione compie naturalmente per compensare questa così marcata differenza tra la realtà e la sua rappresentazione e ci aiuta ad astrarci dal presente dei luoghi, affinando la percezione e la capacità di osservare.

Il Vittoriale oggi non è celebrazione immobile, lo Spirito del luogo è continuamente rinnovato nell’incontro con l’arte contemporanea, a cui partecipano vivamente le sculture dell’amico Ugo Riva: figure dai tratti nobili, nate per questo luogo, vestite per questo luogo e in intima comunione con esso. Questa esposizione è parte di un racconto fotografico più ampio, dedicato a queste opere e nato dalle riflessioni con il maestro Riva, impegnato con Giordano Bruno Guerri in un percorso di collaborazione artistica per ricondurre il Vittoriale alla sua sostanza di “ pietre vive”. Tentare di cogliere l’essenza di questo luogo era quindi il primo passo per raccontare con la fotografia le sculture che Riva ha voluto accompagnare qui, nella loro dimora naturale. 

[A.S.]